MILANO MARATHON numero zero

Partenza dal Duomo alle 8.45, pioviggina e ci saranno circa 7 gradi.

L'atmosfera è della grande maratona, la cornice metropolitana condisce il tutto; parto lentamente, 5.45 al km perché non voglio rimanere senza benzina; le pozzanghere danno fastidio, i piedi sono a mollo dopo pochi chilometri, ma la temperatura non è poi così fastidiosa.

Al primo rifornimento l'amara sorpresa che l'acqua è finita (tra l'altro mi ero svegliato in ritardo, e non avevo fatto la colazione anticipata, ne la precarica di acqua corporea) e sarà così sino al quindicesimo km; niente male per un'organizzazione che dovrebbe scalzare Roma, Venezia e Firenze.

All'Arena mi "scappa" e un albero provvidenziale mi fa compagnia.

In piazza Venezia recupero un arancia donatami da una ragazza in costume, e mi avvio alla mezza (21,100) con un personale di 1h e 56'; mi sembra di essere in allenamento, le gambe rispondono, e non sento la fatica; ho lo spauracchio del fatidico "muro", d'altronde non avevo mai corso per più di due ore e venti minuti, e non so cosa mi può attendere.

Inizia a piovere più fitto, e ci comunicano che i primi sono arrivati in 2h e 08'; sono praticamente a metà gara e il vincitore si butta sotto la doccia, non ci voglio pensare, proseguo aspettando il muro dei 30 km.

Passo i trenta, i dolori alle giunture si sentono, ma le gambe non sono legnose, mi conforto, penso di avere fatto una buona preparazione; quello che mi manca è qualcosa da mettere sotto i denti, ai ristori adesso c'è l'acqua e qualche zolletta di zucchero, ma  non credo che diano molta energia; psicologicamente buttarle nello stomaco comunque mi aiuta.

Passo S.Vittore e inizio a sentire la spia della riserva accesa; le energie iniziano a scarseggiare, il glicogeno è proprio finito (chissa quanta pasta e riso bisognerebbe mangiare per rabboccare il serbatoio).

Alla Darsena rallento, faccio un centinaio di metri al passo e penso che rallentare un pò mi possa fere bene.

Nella testa è da quando il crono ha passato le tre ore che tento di fare i calcoli per stimare il mio tempo finale; era già dura alla mezza arrivare sotto le 4 ore totali ma andando avanti inizio a capire  che l'obiettivo che segretamente custodivo, sta sfumando.

Bisognerebbe correre a 5' al km negli ultimi 6, ma sarebbe da superman (riferito alla mia condizione) e poi la fame aumenta; al 39 km inizio di nuovo a "passeggiare" e il muro lo vedo, adesso è proprio qua (in ritardo) difficile da superare se non andando al passo; peccato, perché dal trentesimo in poi avevo la magra soddisfazione di superare tanti colleghi, e adesso sono loro che lo fanno.......

Miracolo! al ristoro del km 40 (che non pensavo esistente) trovo i volontari con prugne e uvetta; mi sembra manna piovuta dal cielo, ne riempio le mani con i guanti fradici, e se avessi le tasche riempirei anche quelle; divoro tutto e riparto di corsa, e in corso Venezia inizio a correre forte, penso al ritmo di 4 è 30' e supero chi posso; lo sprint finale è bello, non ero mai riuscito a farlo, e sotto il duomo è speciale.

Taglio il traguardo in 4h 09' e rotti (segna il mio crono al polso), anche se scopro più tardi che il chip alla caviglia, per magia della tecnologia avanzata, mi leva due minuti; fa lo stesso, l'importante era arrivare.

Bevo tutto quello che mi offrono agli stand, recupero la borsa e mi avvio (!) a piedi verso la mia dimora milanese; però non mi serve neanche il taxi !!

A questo punto ho fatto un po' di esperienza su come affrontare la distanza più famosa, e penso già alla Maratona del Mare di Genova di febbraio; li sarò a nella mia città natale, il clima potrebbe essere più clemente, ma avrò da correre senza mai fermarmi per stare nelle 3h e 45' che nella mia testa già mi prefiggo.